Da
molti anni siamo abituati a vedere profughi iracheni in
Europa che sono fuggiti dal regime di Saddam Hussein.
Molti non hanno mai ottenuto l’asilo politico nonostante
si sapeva da cosa stessero scappando e che non potevano
tornare indietro perché era troppo pericoloso.
Adesso la situazione è cambiata. Genitori, mariti
e figli non scappano più attraverso le frontiere
dell’Iraq. Grazie agli USA l’Iraq non è
più un paese da dove si scappa, ma è diventato
un paese a cui si ritorna.
Sempre
più iracheni chiedono di tornare. Sanno che ci
sono pericoli, disordine e che le granate scoppiano. Sanno
che ci sono banditi e che persone vengono uccise. Ma è
meglio che non Saddam Hussein.
I
governi dei paesi che sono entrati in guerra al fianco
degli USA per combattere il regime di Saddam Hussein vengono
criticati sia al loro interno sia nella comunità
internazionale. I loro motivi vengono addebitati esclusivamente
ad interessi per il petrolio e vengono accusati di essere
diventati marionette nelle mani degli americani. Gli oppositori
dell’intervento in Iraq continuano a ribattere che
i presupposti per entrare in Iraq non esistono poichè
non sono state trovate le famose armi di distruzione di
massa che sono state cercati per lungo e per largo. Nessuno
aveva la certezza della loro esistenza. Hans Blix dubitava,
i vari servizi segreti dubitavano, gli esperti, i generali,
gli ammiragli e gente comune, tutti dubitavano della loro
esistenza. Quello che però tutti sapevano era che
il regime di Saddam Hussein era una machina di distruzione
di massa di per se. Si calcola che Saddam Hussein abbia
sulla coscienza tra le 300.000 e le 400.000 vite umane.
Sapevamo anche che la sua polizia segreta usava la tortura
ogni giorno e che c’era una totale mancanza di libertà
per la popolazione ed un oscurato modo di vedere la donna.
Sapevamo tutto questo ed inoltre avevamo ogni giorno la
prova di questo regime di terrore alle nostre frontiere.
Anno dopo anno i profughi sono arrivati perché
perseguitati nel loro paese.
Le
più feroci critiche vengono generalmente dalle
parti politiche che sempre si sono schierate dalla parte
dei profughi. Adesso che i profughi stanno meglio, la
critica più dura viene fatta a coloro che li hanno
aiutati. E’ una critica che non viene portata avanti
perché si vuole un Iraq libero e che gli iracheni
stiano meglio, ma solo perché i critici vogliono
mandare via i politici al governo dei propri Paesi.
Se
gli oppositori europei, la Francia, la Germania ed altre
forze politiche incominciano a condannare gli USA così
fortemente che la superpotenza sceglie di ritirarsi il
risultato potrebbe essere un nuovo dittatore o un nuovo
Khomeini, e di conseguenza il ritorno delle file di profughi
alle frontiere. Chi sa poi come si farà di nuovo
a dare tutta la colpa agli USA? Una cosa è certa,
si cercherà di farlo, perché sembra più
sincero l’odio verso gli USA che non la preoccupazione
per l’Iraq ed il destino dei singoli iracheni.
Più si rincorre questo cieco odio più forti
diventano coloro che vogliono una dittatura islamica,
nuove tombe di massa ed un perverso modo di vedere la
donna; più aumenta il rischio di nuove fughe di
massa.
Allora
non è meglio fermare questo regime? Sia per gli
iracheni che per noi stessi ?!
M.R.
- 07/05/2004
|