| Commissionata
all'artista nel 1885 per rievocare l'eroismo di coloro
che si erano opposti nel 1347 fino allo stremo all'assedio
del re d'Inghilterra per poi consegnare la città
al nemico, I borghesi di Calais è uno dei capolavori
che si possono ammirare nella mostra Rodin e l'Italia
aperta all'Accademia di Francia di Villa Medici fino al
9 luglio (catalogo Edizioni De Luca). Ispirata alle Cronache
di Froissart e alla scultura rinascimentale italiana l'opera
che rappresenta non un singolo eroe ma un gruppo di persone
poste di fronte a una decisione difficile, esposta all'aperto
fin dal 1895 davanti al municipio di Calais, presentava
macchie nere e segni di corrosione. Ora viene restaurata
nei giardini della Villa sotto gli occhi dei visitatori
da Antoine Amarger, già pensionnaire dell'Accademia
di Francia che è intervenuto sui bronzi del Museo
Rodin di Parigi, affiancato da alcuni restauratori italiani.
Sono presenti circa 80 sculture (bronzi, gessi e marmi),
30 disegni e 40 fotografie per conoscere Rodin e il suo
rapporto con la classicità, con Dante, con il Rinascimento
e il Barocco. Peccato che si tratti in maggioranza di
fusioni piuttosto recenti, originali perché tratte
dal Museo Rodin, ma diverse per patina da quelle eseguite
vivente l'artista o subito dopo la sua morte. Si sa che
Rodin produceva direttamente solo piccoli modelli, affidando
a sbozzatori e fonditori l'esecuzione delle opere grandi
anche se controllava minutamente tutte le fasi della lavorazione.
Lungo le sale e i giardini della Villa si snoda un percorso
affascinante e spettacolare che segna le tappe principali
della vita dell'artista attraverso opere fondamentali
nella storia della scultura del Novecento come L'Uomo
che cammina, oggi conservato al Museo d'Orsay, che torna
a Roma dove il primo esemplare in bronzo rimase esposto
dal 1912 al 1923 nel cortile di Palazzo Farnese, sede
dell'Ambasciata di Francia, come La Porta dell'Iinferno,
che rimanda alla Porta del Paradiso, di Lorenzo Ghiberti,
ma influenzata da Dante, come Il bacio ispirato a Paolo
e Francesca, o il Pensatore frutto dell'ammirazione di
Rodin per il Giuliano delle tombe medicee. A Roma Rodin
tornò almeno una decina di volte dopo il suo primo
viaggio nel 1876 e Roma fu la meta anche nel 1915 del
suo ultimo soggiorno all'estero (morirà due anni
dopo), quando scolpisce un busto di papa Benedetto XV.
Roma, Firenze, Napoli, la civiltà classica e rinascimentale,
il Barocco e Bernini sono i grandi amori dello scultore
che rifiutato dall'Ecole des Beaux-Arts aveva conservato
nello scolpire una certa libertà. In Italia scopre
e si innamora di Michelangelo quando vede per la prima
volta le tombe medicee. "Tutto quello che ho visto
in fotografia in gesso non dà la minima idea della
sagrestia di San Lorenzo", scrive e di tutto quello
che vede a Firenze cita un nome solo: Michelangelo. La
mostra romana rilegge l'opera di Rodin attraverso i suoi
debiti di memoria. Dante come filo conduttore di opere
come La Porta dell'Inferno, il Rinascimento per il modello
fremente di vita, Michelangelo per il fascino del non
finito, sculture che vengono esposte incompiute quasi
a lasciare aperte al visitatore tutte le porte dell'immaginazione,
il Barocco fonte diretta di opere come la Testa del dolore
e il Ruscello scavalcato da mettere in rapporto con Bernini
e infine l'antichità che ha segnato profondamente
la sua evoluzione artistica nell'ultima parte della carriera
guidandolo verso un tipo di scultura ridotta all'essenziale.
"In arte, bisogna saper sacrificare", diceva.
E ancora "L'errore è quello di iniziare dall'Antichità,
mentre è con essa che si dovrebbe finire"..
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