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  Caso Brancher: errori e gialli
 

Il ''caso Brancher'' continua a tenere banco negli ambienti della politica italiana

Roma - Bossi sapeva. A dirlo è il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli. Afferma che sulla nomina a ministro di Aldo Brancher «erano d'accordo sia Berlusconi sia Bossi». Per il Senatur, però, l'opzione principale era Brancher alle Politiche agricole e Galan allo Sviluppo economico. Poi il cambio di rotta rispetto agli accordi iniziali e Brancher è diventato ministero senza portafoglio, con tanto di errore. «Non credo in malafede – ha detto Calderoli al Corriere della Sera - ma la delega decisa era sul federalismo amministrativo ex articolo 118» della Costituzione. Ma «omettendo, per ignoranza, l'ultima parola, è sembrato che parte delle deleghe siano state sottratte a Bossi e non al ministro Fitto».

Il caso Brancher, insomma, è sempre sotto i riflettori. I legali del neo-ministro - imputato insieme alla moglieper un filone della tentata scalata di Antonveneta da parte di Bpi - giovedì scorso avevano presentato istanza di legittimo impedimento, fino al 7 ottobre, al processo. Venerdì, poi, l'ultimatum del Colle, che ha precisato che «il legittimo impedimento, nel suo caso, non c'è». Poi la retromarcia del neo ministro che il 5 luglio si presenterà davanti ai giudici. Intanto, mentre le opposizioni ne chiedono le dimissioni e i finiani parlano di un clamoroso «autogol» del premier, il Cavaliere blinda il ministro. «Il fatto che, dopo la rinuncia del ministro Brancher ad avvalersi del legittimo impedimento, la sinistra continui a chiedere le sue dimissioni dimostra che si tratta di una posizione del tutto strumentale caratterizzata da un cupo giustizialismo», ha commentato il presidente del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

Ma l'opposizione insiste e continua a chiedere le dimissioni del neo ministro per "legittimo sospetto". Il presidente del Pd Rosy Bindi ha annunciato una mozione di sfiducia individuale. E ha accusato il Governo di conflitti di interesse, sospette solidarietà e complicità incrociate. È sceso in campo anche l'Avvenire, il quotidiano dei vescovi, che nell'editoriale ha sottolineato che l'Italia ha assistito a «un capolavoro di autolesionismo»: è «indispensabile togliere di mezzo anche l'ombra di questo autoprocurato "impedimento" sulla strada del governo». Ma Brancher a dimettersi non ci pensa proprio. Il ministro si dice vittima di cattiveria e odio. E fa scendere il campo anche il calcio. «Ma come l'Italia perde i mondiali e la gente se la prende con me?».

Intanto è sempre giallo sul nodo delle deleghe, ancora indefinite, di cui si è lamentato il pm del processo milanese nel quale è imputato il ministro. Deleghe non ancora pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. L'Idv per bocca dei presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato, Massimo Donadi e Felice Belisario, attacca: «c'è un intero Paese preso in giro. La sua nomina è un imbroglio dimostrato dal fatto che non ha uno straccio di delega o competenza». Mentre la Lega minimizza gli unici sostenitori di Brancher restano gli ex azzurri, che accusano l'opposizione di critiche «tutto strumentali caratterizzate da un cupo giustizialismo», come sottolinea Fabrizio Cicchitto.

Dal federalismo fiscale, sostiene la relazione del Tesoro, arriverà un risparmio per la spesa pubblica di almeno 10 miliardi di euro: 4 miliardi arriverebbero da risparmi sul fondo sanitario nazionale che però valgono doppio, visto che otto Regioni hanno sforato gli obiettivi e devono recuperare con i piani di rientro. Altri due miliardi e mezzo, invece, saranno di minor spesa di Comuni e Province, calcolando il costo delle funzioni a loro attribuite con il metodo degli studi di settore.
Nicoletta Cottone per Il Sole 24 Ore del 28/06

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