kushnerUN CANALE SEGRETO CON I RUSSI
Prima del suo insediamento alla Casa Bianca, il Presidente americano ha inviato il suo più stretto collaboratore, nonché suo parente, ad incontrare segretamente i russi. Lo scopo era aprire un canale riservato di relazioni fuori dal controllo delle agenzie di intelligence Usa.
Di chi stiamo parlando? Ovvio, penserete voi: di Donald Trump e di suo genero Jared Kushner, in questi giorni al centro dell’ennesimo scandalo del Russiagate rivelato dall’FBI al Washington Post e rilanciato dai media mainstream Usa e occidentali.
E invece no; il Presidente americano di cui parliamo è J. F. Kenndey e il collaboratore, suo fratello Bob.

Era inizio Dicembre del 1960 quando Robert Kennedy ebbe il primo incontro con un agente sovietico che lavorava in America sotto copertura come inviato del giornale Isvestija. L’incontro, ricostruito su Slate, serviva a rassicurare i russi sulla volontà del futuro Presidente di migliorare le relazioni con Mosca.
Questa storia è conosciuta almeno dal 2012, da quando sono stati pubblicati i contenuti delle riunioni e dei colloqui riservati che Kennedy aveva fatto registrare alla Casa Bianca facendo installare il primo sistema di “intercettazione” nella storia dei presidenti Usa.
I contatti segreti con i russi continuarono a lungo; dal maggio del 1961, il referente dei Kennedy divenne l’agente Georgi Bolshakov, poi dalla fine del 1962, l’ambasciatore russo Anatoly Dobrynin.
Questo canale di comunicazione era segreto non solo per la stampa e per il pubblico ma anche per buona parte dell’amministrazione. Ma furono questi canali segreti informali e quindi più diretti, a scongiurare la crisi missilistica cubana e quella di Berlino del ‘61.

kennedyIn realtà quello che avrebbero fatto Trump e suo genero Kushner (cioè provare a costruire un canale segreto con Mosca, fuori da quelli ufficiali) è esattamente quello che hanno fatto i Kennedy; ma per il Washington Post è la prova ulteriore “dell’intrigo che circonda il rapporto dell’amministrazione Trump con la Russia”.

BACK CHANNEL
Tecnicamente si chiama “back channel” (canale “secondario” o segreto) ed è da sempre prerogativa della “confidential diplomacy” dei Presidenti americani e strumento fondamentale nella costruzione della politica estera di ogni amministrazione Usa.
Questi “canali” vengono attivati da persone fidate del Presidente che spesso sono privati cittadini che non appartengono né all’amministrazione, né all’establishment ma godono della fiducia dei loro interlocutori stranieri.
Nella storia degli Stati Uniti sono innumerevoli i casi di “back channel” aperti con nazioni ostili o comunque non alleate, con lo scopo di instaurare relazioni informali per risolvere questioni spinose che i canali ufficiali non possono risolvere.

IL BACK CHANNEL DI NIXON
Anche Nixon mise in piedi i suoi “back channel” prima ancora della vittoria alle presidenziali del 1968: il primo lo attivò Robert Ellsworth (suo amico e collaboratore) con l’ambasciatore sovietico Anatoly Dobrynin; questo contatto servì a preparare il terreno per alcuni accordi successivi come il Trattato di non proliferazione nucleare in Medio Oriente.
Il secondo lo aprì Henry Kissinger (prima di essere nominato Segretario di Stato) con Boris Sedov, ufficiale del KGB.

In un convegno del 2007 organizzato da Dipartimento di Stato, l’allora Segretario, Condoleeza Rice elogiò il back channel di Kissinger perché consentì a “due nazioni con ideologie opposte e molti interessi in conflitto di alleggerire i sospetti e collaborare in aree di interesse reciproco come la riduzione delle armi nucleari “.

In un libro di Richard Moss interamente dedicato alla “Confidential Diplomacy” di Nixon, Vladislav Zubok ha rivelato che senza il “back channel” non si sarebbe mai svolto il summit di Mosca del 1971 che portò alla Distensione tra Usa e Urss.

150529150103-aman-obama-rouhani-exlarge-169NON SOLO RUSSIA
Michael Ledeen ex consigliere di Reagan e lui stesso “back channel” nei rapporti con Teheran ai tempi di Khomeini, ha spiegato che Obama aprì un canale informale con l’Iran, attivando “contatti segreti che iniziarono durante la campagna elettorale del 2008″ e furono gestiti da William Miller, ex diplomatico e suo amico; e fu questo canale a gettare le basi per il futuro accordo sul nucleare.

Wikileaks ha rivelato che durante la crisi in Honduras del 2009, Hillary Clinton, allora Segretario di Stato, aprì un “back channel” con il presidente honduregno Micheletti (insediatosi dopo il colpo di Stato che aveva rimosso il presidente eletto Zelaya), attraverso Lanny Davis, amico personale della famiglia Clinton, lobbista e consigliere di Bill durante lo scandalo Lewinsky.

LA CONGIURA È DEL DEEP STATE
Insomma, per farla breve, Trump ha fatto quello che fa ogni Presidente americano ma con un merito maggiore: a differenza di Kennedy (o di Obama con l’Iran), Trump non ha mai nascosto la sua volontà di aprire un dialogo di distensione con la Russia; tutta la sua campagna elettorale è stata incentrata sull’impegno a agevolarlo fin dal momento della sua discesa in campo: “Ho sempre pensato che la Russia e gli Stati Uniti dovrebbero essere in grado di lavorare bene con l’altro verso sconfiggere il terrorismo e ripristinare la pace nel mondo”. Ed è per questo che è stato votato dagli americani.
Ed è normale che una volta eletto abbia cercato di mantenere gli impegni presi in politica estera, attivando canali non ufficiali per superare l’opposizione del sistema di potere di Washington ostile alla relazione con Mosca.

In realtà quello a cui stiamo assistendo è l’ennesimo surreale tentativo di attaccare un Presidente eletto democraticamente dagli americani ma sgradito al Deep State di Washington e al sistema dei media che da esso dipendono. Il Russiagate si mostra sempre più per quello che è: una ridicola fake news alimentata da un’élite che vuole lo scontro con Mosca anche a costo di mettere a rischio la democrazia americana.