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Perché Isis avanzerà su Deir el-Zor

 

 

                 Perché Isis avanzerà su Deir el-Zor

Il bombardamento di sabato contro le postazioni dell’esercito regolare siriano a Deir Ezzour, sta iniziando adesso ad avere ancora più serie e gravi ripercussioni sull’andamento della guerra nella zona est della Siria; per capire meglio il danno prodotto dalle bombe sganciate dalla coalizione a guida Usa sulla città, oltre ovviamente alle ottanta vittime tra soldati inermi che si trovavano all’interno delle proprie caserme e dei propri alloggi, è bene specificare la situazione che vive Deir Ezzour dall’inizio di questo sanguinoso conflitto.


Per approfondire: Le bombe in Siria e il futuro degli Usa


 

La città, attraversata dall’Eufrate, è il capoluogo di provincia più orientale del Paese, essa si trova a metà strada o quasi tra Raqqa ed il valico di confine di Qa’im, tra i più importanti lungo la frontiera con l’Iraq; già dal 2011, all’inizio delle prime manifestazioni anti Assad che portano poi alla guerra civile ed all’infiltrazione nel Paese di migliaia di terroristi, Deir Ezzour si dichiara molto vicina al governo del partito Baath di Damasco e da subito è considerata come una città profondamente ‘lealista’. Pur tuttavia, quando i gruppi jihadisti iniziano a guadagnare terreno nel Paese, la provincia di Deir Ezzour cade in mano ai terroristi e dal 2013 l’Isis comincia a conquistare villaggi e centri abitati ma il capoluogo non cede le armi ai miliziani del califfato di Al Baghdadi e così, da almeno tre anni, la città vive in un perenne stato di assedio ed è quindi distaccata ed isolata dal resto dei territori controllati dall’esercito siriano.

Ben quindi si può comprendere come una base militare, all’interno di una zona assediata senza possibilità di ricevere aiuti e rifornimenti di ogni tipo via terra, costituisce l’unica fonte di salvezza, l’unica infrastruttura che possa collegare Deir Ezzour con il resto della Siria e del mondo; grazie alla base aerea presa di mira dai jet ‘alleati’, la città quotidianamente può ricevere armi e munizioni per i mille militari che la difendono e cibo e medicinali per la popolazione rimasta a vivere al suo interno. Quella lingua di asfalto di più di duemila metri in cui in questi da tre anni atterrano gli aerei con gli aiuti provenienti da Damasco, di fatto rappresenta la vita per Deir Ezzour, l’unica ancora di salvezza per poter sognare una certa normalità pur rimanendo in mezzo all’inferno dato dal lungo assedio dell’Isis; ma adesso la pista della base militare della città non si può più utilizzare: il bombardamento di sabato, ha avuto come effetto quello di far avanzare i jihadisti presso la collina di Jabal Thardeh, ossia il punto più alto posto nel perimetro nella base aerea. In poche parole, gli uomini di Al Baghdadi, pur non avendo conquistato tale base, ne hanno comunque il controllo del fuoco e quindi possono attaccare qualsiasi mezzo che atterri o decolli da lì; Deir Ezzor quindi, già dalla giornata di sabato, non può ricevere quegli aiuti che le permettono la sopravvivenza ed che impediscono all’Isis di entrare in questo importante capoluogo di provincia.


Per approfondire: “La Casa Bianca aiuta l’Isis”


 

Un danno anche morale per l’esercito siriano, che proprio negli ultimi giorni è riuscito ad allargare il perimetro di sicurezza sia attorno al vitale aeroporto della base militare e sia quello attorno il centro cittadino; adesso tutto è andato in fumo: i soldati agli ordini di Damasco difendono Deir Ezzour con quel che hanno, senza possibilità attualmente di ricevere viveri e munizioni. Un bel guaio, che potrebbe portare l’Isis a guadagnare nuovamente terreno dopo mesi di sconfitte e perdite territoriali sia in Siria che in Iraq.

E pensare che gli abitanti ed i militari presenti in città, negli ultimi mesi sono riusciti a tirare non pochi sospiri di sollievo; infatti, dopo l’attacco di vasta scala dei miliziani jihadisti a gennaio, in cui anche in quell’occasione viene conquistata la strategica collina di Jabal Thardeh, alcuni avvenimenti sembrano volgere a favore di Deir Ezzour: da un lato, la risposta a quell’attacco di inizio 2016 porta alla riconquista di numerosi quartieri caduti in mano all’ISIS ed al pieno controllo dell’aeroporto, dall’altro lato la conquista di Palmyra ad aprile apre nuovi importanti scenari circa un avanzamento da ovest verso est dell’esercito siriano, il quale porterebbe all’ingresso delle forze regolari nella provincia di Deir Ezzour. Ed in effetti i conti, presso i comandi dell’esercito di Damasco, sono stati fatti molto bene: liberata Palmyra e rafforzati i perimetri attorno alla base militare, la città più orientale della Siria ha una garanzia di resistenza all’assedio di diversi mesi, il tempo necessario calcolato per raggiungerla avanzando dal deserto da ovest.


Per approfondire: Quegli strani rapporti tra Usa e islamisti


 

Questi piani adesso vanno in qualche modo rivisti se si vuol salvare Deir Ezzour; obiettivo primario è riprendere la collina di Jabal Thardeh, in modo da garantire nuovamente gli approvvigionamenti al capoluogo e poi, non senza fatica ed al presumibile prezzo di altre vite umane, rimettere in sicurezza i perimetri della base. Un danno, quello provocato dai bombardamenti della coalizione a guida Usa, il cui rimedio vuol dire allungare di settimane e mesi la battaglia di Deir Ezzour, ammesso che si riesca nei prossimi giorni a salvare la città dall’assedio; dopo l’ammissione di responsabilità degli Stati Uniti e di altri paesi dell’alleanza (Regno Unito e Danimarca in primis), ma soprattutto dopo aver dichiarato che quanto successo sabato è frutto di un errore, ciò che ci si aspetta è che gli stessi autori dell’errore rimedino ai danni iniziando a bombardare le postazioni guadagnate dall’ISIS negli ultimi giorni.

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Invece non è così: l’esercito siriano sta cercando, da solo e con i propri mezzi, di far allontanare i terroristi da Deir Ezzour ed in questa fase non può contare molto (in questa regione della Siria) sugli aerei russi, impegnati al momento in un altro punto delicato del conflitto, ossia in quella Aleppo dove i ribelli starebbero preparando una nuova controffensiva volta a togliere l’assedio. Da qui sorge spontanea la domanda: c’è davvero la volontà da parte occidentale, al di là che il bombardamento di sabato può essere considerato o meno un errore, di evitare che l’ISIS prenda Deir Ezzour e, con essa, l’ultima parte della Siria orientale non controllata dai miliziani? C’è, a livello generale e complessivo, la volontà di chiudere il prima possibile i conti con il fantomatico califfato? I fatti di queste ore, fanno emergere soltanto ambiguità e ‘freddezza’ da parte degli USA e dell’occidente nella lotta all’ISIS ed al califfato e questo in barba ai proclami sulla sicurezza e sulla priorità ufficialmente data al contrasto all’estremismo jihadista.

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