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Mosul, si avanza lentamente

 

 

Iraq, l'esercito avanza a Mosul ovest: riprese sedi governative. Resta il dilemma dei civili ostaggio dell'Isis

Iraq, l'esercito avanza a Mosul ovest: riprese sedi governative. Resta il dilemma dei civili ostaggio dell'Isis
Abitanti di Mosul abbandonano le loro abitazioni mentre l'esercito avanza nella zona ovest (reuters)

Liberata la zona di Dawasa, sotto controllo la banca centrale e un edificio adibito a tribunale dallo Stato Islamico. Nell'operazione uccisi 135 miliziani. La temuta trappola globale non è scattata: la resistenza dei jihadisti si limita ad autobomba e droni giocattolo usati come bombardieri. La loro caduta è prossima, ma si procede a ritmo non sostenuto: 750mila persone bloccate in città impediscono bombardamenti intensivi

 
MOSUL -  L’avanzata delle truppe irachene sulla parte ovest di Mosul va avanti con meno difficoltà del previsto. Dopo la riconquista dell’aeroporto e del ponte della Libertà, il secondo tornato in mano ai governativi sui cinque che scavalcano il Tigri, i soldati di Bagdad hanno liberato la zona di Dawasa, che ospita i palazzi di governo. Assistiti dai caccia della Coalizione a guida americana e da forze speciali occidentali in veste di “consiglieri”, gli uomini della brigata di "reazione rapida" hanno preso il controllo della banca centrale, saccheggiata dai miliziani dell’Isis dopo la conquista della città, nel 2014, e di un edificio che era stato adibito a tribunale del sedicente Stato islamico. Qui i giudici decretavano l’applicazione più radicale della sharia, comminando pene come la lapidazione, il taglio delle mani, la pena di morte ottenuta gettando i condannati dal tetto. Nell’operazione, dicono fonti ufficiali delle Forze armate irachene, sono stati uccisi 135 integralisti.

L’offensiva per riconquistare anche la parte ovest del capoluogo di Ninive è partita il 19 febbraio: le forze governative vanno avanti con prudenza, concentrandosi nella “bonifica” quartiere per quartiere, ma la resistenza dell’Isis sembra per ora limitata. Nei giorni scorsi è stato denunciato dalla Croce rossa internazionale un uso limitato di armi chimiche (secondo i primi rilievi dovrebbe essere iprite), con cui i fondamentalisti volevano colpire i soldati iracheni, ma che ha finito per intossicare un gruppo di civili. Al momento non sembra essere scattata alcuna “trappola” globale, come gli Stati maggiori di Bagdad e alleati temevano, e anche l’uso dei tunnel - scavati durante due anni di controllo della città, in vista della resa dei conti - appare limitato. In questa fase la strategia militare dell’Isis si limita a un uso estensivo di auto-bomba e droni-giocattolo trasformati in bombardieri, che riescono a colpire e mettere fuori uso anche carri armati.

L’attacco iracheno non può prendere ritmi più sostenuti: bloccati in città e di fatto ostaggio dei fondamentalisti sono ancora 750 mila civili, mentre gli sfollati sono almeno 40 mila. Al di là della volontà o meno da parte dell’Isis di trasformare chi è rimasto in “scudo umano”, la presenza della popolazione rende impossibile ogni ipotesi di bombardamento aereo intensivo, costringendo quindi le truppe governative a un progresso molto graduale, con lo scopo anche di limitare le perdite.

A giudicare dai resoconti delle forze armate stesse, i miliziani dell’Isis rimasti in città sono decisi a combattere fino alla fine, per poi farsi saltare in aria con la cintura esplosiva. Analisti militari ritengono che a Mosul siano rimasti soprattutto foreign fighters, molto motivati e votati al sacrificio. I vertici dell’organizzazione avrebbero invece lasciato Mosul per riparare a Raqqa. Lo stesso “messaggio d’addio” con cui Abubakr al Baghdadi ammetteva la sconfitta e ordinava ai militanti di nascondersi o fuggire, per poi colpire l’Occidente con attentati - un messaggio lanciato nei giorni scorsi ma considerato spurio da diversi analisti - avrebbe comunque avuto un effetto di scoraggiamento sui fondamentalisti. Che la notizia, diffusa da una tv irachena, sia vera o no, il punto di svolta sembra ormai vicino: la caduta di Mosul

e quella, in un futuro non lontano, di Raqqa, sancirebbero la fine del radicamento territoriale dell’Isis. In altre parole, lo Stato Islamico tornerebbe a essere un’organizzazione terroristica: estremamente pericolosa, ma con molto più modeste capacità di proselitismo e quella, in un futuro non lontano, di Raqqa, sancirebbero la fine del radicamento territoriale dell’Isis. In altre parole, lo Stato Islamico tornerebbe a essere un’organizzazione terroristica: estremamente pericolosa, ma con molto più modeste capacità di proselitismo.

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