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ADDIO A LUCIANO BERIO, SPERIMENTATORE MUSICALE

Aveva 78 anni, da alcuni giorni era ricoverato al Policlinico Gemelli dopo un'operazione subita in una clinica romana

E' morto LUCIANO BERIO. Il compositore aveva 78 anni, era ricoverato da alcuni giorni al Policlinico Gemelli dopo un'operazione subita in una clinica romana. La notizia e' stata data dall'Accademia di Santa Cecilia, di cui BERIO era presidente e sovrintendente.

Ligure di Oneglia, 78 anni, BERIO e' uno dei protagonisti del Novecento, primo in Italia a 'sperimentare' la musica elettronica. Nato nel '25 in una famiglia di tradizioni musicali, ebbe come primo insegnante suo padre. Poi studio' composizione al Conservatorio di Milano con Paribene e Ghedini, e direzione d'orchestra con Antonino Votto e Carlo Maria Giulini. Studio' anche con Luigi Dallapiccola negli Usa.

Fin dagli anni '50 si accosto' alle sperimentazioni d'avanguardia: ne sono un esempio i lavori elettronici sul rapporto suono-parola e le esplorazioni della vocalita' femminile, delle quali e' stata grande interprete il soprano Cathy Berberian.

Nel '55 BERIO fondo', con l'amico Bruno Maderna, lo Studio di fonologia della Rai a Milano, dove si aggrego' ben presto anche Luigi Nono. Era questo il periodo delle prime composizioni elettro-acustiche ('Thema/Omaggio a Joyce' del '58 e 'Allez-Hop', basato su un testo di Italo Calvino, del '59). Nel '56 fondo' la rivista 'Incontri Musicali'.

Tra il '60 e il '72 fu spesso all'estero: a Darmstadt, Darlington, Harvard, alla Juilliard e alla University of Columbia. Nello stesso tempo, condusse studi particolari sulla musica etnica e folkloristica: sono di quel periodo composizioni assai famose come 'Visage', 'Passagio', 'Folk Songs' ('64, prima versione), 'Laborintus II', la lunga e fortunatissima serie di 'Sequenze'.

BERIO studio' quindi le possibilita' espressive della voce umana: Cathy Berberian apparve nella sua vita negli anni '60 e inizio' una collaborazione che sarebbe rimasta costante nel tempo. Seguirono 'Opera' ('70), 'Linea and Points' ('74), 'Cries of London', una nuova serie delle 'Sequenze' e 'Il ritorno degli Snovidenia'. Una delle vette piu' alte della sua produzione e' 'Coro' ('76).

Pur operando soprattutto negli Usa, BERIO non rinnego' mai le proprie origini culturali tipicamente italiane. La sua curiosita' intellettuale lo porto' a esplorare ogni tipo di cultura che ben si potesse adattare alle necessita' della creazione musicale, come per esempio l'espressione jazzistica, la tensione dell'arte giapponese del Noh o lo spirito contemplativo della musica indiana.

Fino all'80 LUCIANO BERIO lavoro' anche al Dipartimento di elettroacustica dell'Ircam di Parigi, di cui lui stesso fondo' una sede a Milano. Nell'87 fondo' a Milano l'istituto di ricerca 'Tempo Reale'.

Intensa la sua attivita' accademica. Tre le lauree honoris causa conferite al 'maestro': nell'80 dala City University di Londra, nel '95 dall'Universita' di Siena e nel '99 dall'ateneo di Torino. Una decina di anni fa ha insegnato alla Harvard University. Insignito nel '91 del 'Premio Siemens' e del premio della 'Fondazione Wolf', nel '95 la Biennale di Venezia gli ha assegnato il 'Leone d'oro' alla carriera e nel '96 ha ricevuto il 'Praemium Imperiale' dalla Japan Art Association.

L'anno scorso e' stata eseguita la 'Turandot' di Giacomo Puccini con il finale composto da BERIO, in sostituzione a quello tradizionale scritto da Franco Alfano subito dopo la morte del musicista toscano.

''Con LUCIANO BERIO scompare uno dei grandi maestri del Novecento, il compositore che ha saputo coniugare in forme efficacissime la ricerca musicale e l'emozione, ma scompare anche un uomo che ha partecipato a pieno alla vita del suo tempo, dedicandosi con passione e impegno a far crescere culturalmente la citta' di Roma e contribuendo a darle lustro in tutto il mondo''. E' quanto afferma Francesco Rutelli, commentando la scomparsa del grande compositore. ''BERIO -prosegue- e' stato un grande innovatore, mai trascurando di seguire le evoluzioni della cultura e della vita''. Rutelli ha anche ricordato la stagione di LUCIANO BERIO alla guida dell'Accademia di Santa Cecilia che fu poi ''determinante per dare l'impulso decisivo alla realizzazione della Citta' della Musica''.

''Il mio unico rammarico e' non aver mai lavorato con il grande LUCIANO BERIO. E' stato uno dei piu' grandi compositori del '900 e soprattutto un maestro. I miei primi passi nella musica li ho fatti studiando sulle sue partiture''. E' il ricordo del giovane compositore Matteo d'Amico. ''Ho conosciuto BERIO attraverso mio zio, Fedele d'Amico -dice- 'E' uno straordinario un compositore d'avanguardia, mi spiegava. Eppure la sua musica non mancava di 'contenuto', piena di inventiva e soprattutto di creativita' -spiega ancora D'Amico- Tipicamente italiana''.

Fonte: ADNKronos

 


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