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INVESTIMENTI FRANCESI IN IRAQ


Le società francesi operanti in Iraq continuano a mantenere il loro ruolo guida in un paese la cui economia è profondamente provata dall’embargo e malgrado le difficoltà, sono fiduciose e sperano di non essere escluse in futuro dai molti e fondamentali progetti di cui il paese prossimamente necessiterà.
Il responsabile della società “Shonayder” per i progetti legati all’elettricità ha affermato:“ Al momento attuale aspettiamo come gli altri, la situazione politica è difficile, dobbiamo aspettare per vedere che cosa accadrà”. Questa posizione riassume lo stato di attesa in cui si trovano circa sessanta società francesi che si trovano in Iraq, nel momento in cui Parigi è contraria “ nelle circostanze presenti” ad un intervento militare in Iraq.
La cooperazione iracheno-francese ha raggiunto il suo punto più alto durante gli anni ’70 ed ’80, ma ha subito un grosso arresto con la risoluzione delle nazione Unite per l’embargo sull’Iraq, all’indomani dell’invasione del Kuwait nel 1990. In seguito fu permesso che fossero alleggerite le sanzioni internazionali e dal quel momento le società francesi come Alcatel ( comunicazioni), Pegeaut e Renault ( automobili) oltre a società dell’industria alimentare e a decine di piccole e medie società del settore delle forniture sono tra i firmatari di contratti con l’Iraq, sotto l’egida delle nazioni Unite. Tuttavia gli scambi tra i due paesi rimangono molto modesti se comparati con il volume del commercio estero francese. Nel 2001 l’Iraq scese al cinquantatreesimo posto tra i paesi acquirenti dalla Francia ed al trentanovesimo posto tra i paesi fornitori. Questo rappresenta il 2,5% delle esportazioni ed il 3,0% delle importazioni, rappresentate, per la maggior parte, dal petrolio. Gli scambi tra Parigi e Baghdad hanno mostrato, però, negli ultimi tempi, un ulteriore regresso dovuto da una parte all’embargo internazionale che influenza negativamente gli scambi e dall’altra dovuto al fatto che Baghdad continua a preferire gli scambi con i suoi vicini arabi.
La Francia, tra il 1996 ed il 1999, era il primo fornitore dell’Iraq, ma nel 2002 è scesa al tredicesimo posto. Malgrado questo, l’Iraq, perché stato provato da due decenni consecutivi di guerre, embargo e bombardamenti, rappresenta per le società francesi un mercato di vaste dimensioni; basti pensare a tutte le infrastrutture risalenti agli anni ’80 e che necessitano di essere rimodernate. Le società francesi, i cui rapporti con l’Iraq si sono mantenuti lontano dai riflettori, si prefiggono, attualmente, di mantenere la loro attività senza pensare a lungo termine, in un momento in cui i responsabili americani cercano di indebolirle eliminando la Francia dalle operazioni di ricostruzione in Iraq nella fase post Saddam Hussein. Il gruppo petrolifero Total Fina, che ha concluso più di dieci anni fa, un accordo per la distribuzione della produzione di due grossi giacimenti petroliferi in Iraq, ha espresso la speranza di “difendere le posizioni” e di poter chiarire le condizioni in questo paese che detiene un terzo delle riserve petrolifere mondiali. Secondo gli esperti la Total Fina non sarà esclusa dal mercato iracheno in futuro, perché i più grandi gruppi petroliferi vorranno mantenere un legame per mettersi al riparo da qualsiasi rischio. Quanto agli altri settori si sostiene che le società francesi non hanno motivo di preoccupazione, in quanto “amanti delle competizioni e delle sfide”.

M.P.

 



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