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Roma
- Sono tornati il blu oltremare del cielo, i
dettagli del paesaggio, la grazia dell'incarnato e la
dolcezza dei lineamenti che rimandano a influssi leonardeschi
fino a oggi celati dalla patina delle ridipinture. Dopo
otto anni, il restauro della Madonna del Cardellino restituisce
il genio di Raffaello in un capolavoro assoluto, danneggiato
gravemente nel crollo del 1547 di casa Nasi.
Tornata nuovamente leggibile,
la tavola sarà in mostra dal 21 novembre al 1 marzo
a Palazzo Medici-Riccardi, sede della Provincia, prima
di tornare nella Sala 26 degli Uffizi, protetta da una
teca. "Da qui poi non si muoverà più",
ha detto la soprintendente al Polo museale fiorentino
Cristina Acidini, pur ammettendo che "tali regole
hanno possibilità di eccezione" e che "l'allontanamento
è solo sconsigliato". Fatto sta che, non ancora
riallestita agli Uffizi, il capolavoro di Raffaello é
comunque nella lista delle 23 opere inamovibili (che,
in quanto lo connotano, non possono andare all'estero)
del museo fiorentino, stilata (secondo le direttive del
Codice Urbani) dal direttore Antonio Natali . La storia
della magnifica tavola è del resto intimamente
connessa con quella fiorentina. Raffaello la dipinse agli
inizi del '500, durante il periodo trascorso nella citta'
toscana prima di andare a Roma. In quegli anni, ha spiegato
la Acidini, lavoravano nelle botteghe di Firenze i maestri
che fecero grande la Rinascenza, da Leonardo a Michelangelo.
"Tra loro sicuramente si guardavano ed erano in competizione
per affermare le innovazioni stilistiche più significative",
aggiunge la studiosa a sottolineare che il dipinto riflette
magistralmente le vicende artistiche del tempo.
A riproporle proprio l'esposizione
che si intitolerà 'Raffaello. L'Amore, l'Arte e
la Grazia. La Madonna del Cardellinò. Curata da
Natali e Marco Ciatti dell'Opificio delle Pietre Dure,
la rassegna accosterà il capolavoro restaurato
a quattro opere coeve: la Gravida, ascritta a Raffaello
tra il 1504 e il 1508, la Monaca, sempre di scuola fiorentina,
la sua coperta di ritratto e la terracotta invetriata
di Girolamo della Robbia, che ripropone fedelmente la
Bella Giardinieria dell'urbinate. L'eccezionalità
della Madonna del Cardellino deriva anche dal fatto che
quasi miracolosamente è arrivata fino a noi dopo
il grave danneggiamento subito per il crollo di casa Nasi,
nel 1547. La tavola, ha spiegato la Acidini, fu ridotta
in 17 frammenti, ma venne ricomposta forse dall'amico
Ridolfo del Ghirlandaio.
L'opera non fu più toccata,
a parte due ridipinture ottocentesche. Le indagini diagnostiche
condotte prima e durante il restauro, ha precisato Marco
Ciatti, hanno mostrato che si trattava solo di aggiunte
per restituire splendore alla pittura, portandola però
a un progressivo ingrigimento. Quindi la restauratrice
Patrizia Riitano ha potuto ripulire, usando un microscopio,
centimetro per centimetro, arrivando fino alla vernice
originaria, stesa direttamente da Raffaello, e che da
allora ha salvaguardato la meraviglia cromatica dell'opera.
La Riitano ha compiuto anche integrazioni di colore, perfettamente
riconoscibili, nelle non poche lacune, generate dalle
incrinature del legno. Una scelta completamente reversibile,
ma che forse farà discutere. "Quello che si
vede, però - ha assicurato Natali - è Raffaello
e basta".
(Nicoletta Castagni per Ansa)
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