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George Lilanga al Museo Andersen di Roma

Roma - L’Africa magica, surreale e colorata approda al Museo Hendrik C.Andersen con la personale del tanzanese George Lilanga di Nyama, recentemente scomparso, dal titolo: “G. L. di Nyama, Opere Scelte 1970 – 2005”.

Visibile dal 23 gennaio al 1 aprile 2007, l'evento –

Progettato da National Gallery Firenze e realizzato grazie al Gruppo Triumph con il patrocinio del Ministero per i Beni e le attività culturali e l’Assessorato alle politiche culturali del Comune di Roma – presenta oltre cento lavori che partono dagli esordi dell’artista e arrivano al suo ultimo periodo pittorico con molti esempi di scultura, anche questa rappresentativa delle diverse fasi artistiche del maestro.

Si potranno osservare dalle prime opere su pelle di capra o su lastra di metallo fino ai batik e ai dipinti a olio su masonite e faesite.

Dopo il successo delle precedenti mostre di Firenze e Cortina sul “Picasso d’Africa”, come è stato definito il massimo artista africano di arte contemporanea, torna il magnetismo di questa originale arte nera, in un format che presenterà solo opere inedite, arte sempre più seguita nel Vecchio Continente e negli USA e che riesce a creare nell’osservatore una attenzione ipnotica, grazie all’uso di colori molto vivaci e di uno stile ormai riconosciuto come l’antesignano del graffitismo.

I soggetti raffigurati nella pittura di Lilanga sono “Shetani”, una sorta di spiritelli burloni descritti in movenze che sembrano originate dall’energia di una molla e dunque in procinto di modificare, istante dopo istante la loro forma.

Perfino i titoli talvolta saggi, talora ironici delle sue opere - “Dopo aver ricevuto le diverse notizie, la famiglia è rimasta sorpresa”, “Aspetta, non ricordo quando dobbiamo partire”, “Sono in attesa della spesa del supermercato”, “Aspetta un attimo, mi prude il collo”, “Quando i bambini giocano, saltano di qua e di là”, “Ehi ti stiamo aspettando”, “C’è una parola ma l’ho dimenticata” – sono stati assorbiti dalla letteratura contemporanea africana fino a divenire un vero e proprio slang in voga tra i giovani. Questo, e l’essere stato l’ispiratore del neworkese Keith Haring, sottolineano la straordinarietà di questo artista venuto a mancare il 27 giugno 2005.

Considerato il genio assoluto della pittura e della scultura Makonde, George Lilanga di Nyama è un artista che ha ben tradotto e interpretato le tradizioni africane della danza Mapico nella rappresentazione degli spiritelli “Shetanis” avvicinandola a una più facile lettura occidentale.

Nato a Kikvetu, nel distretto di Masasi in Tanzania nel 1934, Lilanga, fin dagli anni Settanta, ha messo a punto un suo stile inconfondibile fatto di immagini che appaiono come prive di ossatura e in continuo movimento su tutta la superficie del dipinto come egli ebbe ad apprendere frequentando la scuola Tingatinga.

Ciò che Lilanga ci racconta è sostanzialmente che la vita può essere bella se non la si prende troppo sul serio.

Sembra proprio che l’artista voglia gridare a gran voce una nuova identità africana, lontana dallo stereotipo della schiavitù e della miseria.

Non è dunque un caso che questa brillante e personalissima rappresentazione della nuova Africa, dove gli individui si incontrano, parlano e agiscono anche in un modo non globalizzato, abbia da tempo catturato l’attenzione dei collezionisti internazionali sia pubblici che privati.

Estremamente significativi sono in tal senso i risultati delle aste internazionali: basti ricordare la riuscitissima sessione di Sotheby’s a Londra nel 1999.

Per volontà sua e dei suoi eredi, inoltre, per tutelare la qualità e l’autenticità delle sue opere così come gli investimenti dei suoi collezionisti George Lilanga, con rogito notarile registrato in vita, ha dato mandato in via esclusiva per tutti i territori dell’Europa e dell’Asia politiche e geografiche agli esperti di National Gallery Firenze - presieduta da Marco Parri che insieme a Luca Faccenda sono i curatori della mostra romana - di autenticare le sue opere.

Da quella data, dunque, ogni opera di George Lilanga che compaia su questi territori e che non sia corredata dalla foto dell’autore ritratto in presenza dell’opera stessa o che non possieda certificato di autenticità fornito dagli esperti di National Gallery Firenze può non essere autentica.

La mostra romana propone anche un catalogo dove sono riprodotte più di duecento opere dell’artista (Editore - National Gallery Firenze, Firenze, 198 pagine a colori in Italiano, Francese e Inglese).

(Da Exibart.com)

 


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